Il cartello al collo
C’è un particolare – nella sceneggiata tra il lurido e il patetico degli studenti che a Bologna hanno aggredito il professor Panebianco, dopo un suo articolo sul Corriere sul tema dell’immigrazione – che dice tutto: ossia tanto il lurido, quanto il patetico. Si trova nella cronaca dello stesso Corriere: “Uno dei ragazzi ha tentato di appendergli al collo, senza riuscirci, un cartello con frasi offensive”.
12 AGO 20

C’è un particolare – nella sceneggiata tra il lurido e il patetico degli studenti che a Bologna hanno aggredito il professor Panebianco, dopo un suo articolo sul Corriere sul tema dell’immigrazione – che dice tutto: ossia tanto il lurido, quanto il patetico. Si trova nella cronaca dello stesso Corriere: “Uno dei ragazzi ha tentato di appendergli al collo, senza riuscirci, un cartello con frasi offensive”. La stessa bravata fu tentata, nel novembre del 2012, “poggiando un cartello sotto la gola del rettore Ivano Dionigi”. Ora, discutere delle tesi di questi “bravi” da operetta – gente che va in giro con la vernice rossa, per simboleggiare “il sangue dei migranti”, dovrebbe essere spedita direttamente al reparto verniciatura: al lavoro – non ha senso. Tardi maoisti alla mortadella, hanno fatto un po’ di teatrino giocando alle piccole Guardie rosse nei corridoi dell’Alma Mater. E il cartello che hanno provato a infilare al collo di Panebianco perfettamente li equipara – nella parodia, si capisce: già il tortellino e la ciotola di riso spiegano bene la differenza. Negli anni furibondi e ignobili della Rivoluzione culturale, così i virgulti fanatici di Mao assaltavano nelle università professori e intellettuali che la loro paranoia indicava come nemici: processo in pubblico, umiliati, insultati. Magari in ginocchio. E il cartello al collo, con ingiurie e accuse scritte sopra. Le squadracce, la teppa, i manipoli che hanno sempre una loro “linea di sangue” riconoscibile in uno dei “cinque tipi di rosso”. Che poi nel caso bolognese, niente lo esclude, potrebbe trattarsi, più che del rosso sangue dei soldati della rivoluzione, del rosso a gradazione alcolica del lambrusco. Orrenda scena lo stesso – da piccoli presuntuosi dottor Balanzone della rivoluzione (di e con bolliti).